Conte rischia la poltrona di Palazzo Chigi

La Lega si dice disponibile ad un governo d’unità nazionale. Conte rischia la poltrona di Palazzo Chigi a causa del Coronavirus

Roma, 6 mar 16:53 – L’emergenza Coronavirus che sta bloccando l’Italia fa rinascere l’idea di un governo sostenuto anche dalle opposizioni. Un esecutivo d’unità nazionale, quasi di “salute pubblica”.

Il punto di partenza è il piano del centrodestra presentato in queste ore a Conte e Mattarella. Per Salvini, leader della coalizione, i 7 miliardi del governo non sono sufficienti “ma solo un punto di partenza”. “Ne servono almeno 30 per far fronte alla riduzione dei fatturati e della produzione”, ha detto in conferenza stampa dal Senato con a fianco Meloni e Tajani.

Salvini è disposto a collaborare con i giallorossi a condizione che ci sia un vero coinvolgimento di tutte le forze politiche. “Per noi condivisione – ha precisato Salvini alla volta di Conte – non vuol dire apprendere i provvedimenti del governo attraverso le note d’agenzia, ma una strada da percorrere insieme visti i problemi che ci sono”.

Un chiaro segnale di apertura, come detto, ad un governissimo con tutti dentro. Il nodo da sciogliere è però la scelta del sostituto di Giuseppe Conte alla guida di Palazzo Chigi.

Ieri Giancarlo Giorgetti, il numero due della Lega, intervistato dalla Annunziata su RAI3, ha dato un indizio. “Il mio sogno è di avere Salvini premier. Se poi il Paese, causa Coronavirus, rischia nell’immediato un deficit/pil al 5-6% e il pil a -5 o -6, potrebbe entrare in campo subito Mario Draghi”, ha spiegato Giorgetti.

La poltrona di Conte, a sentire queste premesse, è dunque a rischio. Se non è caduta per Renzi, potrebbe cadere per il Covid-19. Con buona pace di tutti, compresi i 5s.

Marco Trombetta

Centrodestra, regionali “in alto mare”

Ancora nessun segnale distensivo in casa centrodestra in vista delle prossime regionali. Sempre che il coronavirus non le faccia saltare da maggio a data da destinarsi.

L’atteso incontro tra Salvini, Berlusconi e Meloni tarda a venire. E i tre partiti della coalizione intanto continuano nel loro braccio di ferro per la scelta dei candidati presidenti. Ad esclusione di Veneto e Liguria già con Zaia e Toti.

In Toscana la Lega ha fatto ieri il nome di Susanna Ceccardi, ex sindaca di Cascina e europarlamentare. Una parte di Forza Italia invece spinge su Massimo Mallegni, ex sindaco di Pietrasanta e senatore. Ipotesi quest’ultima molto debole. La Meloni tace tatticamente.

In Campania Forza Italia già da tempo considera non superabile la candidatura del suo uomo fidato, Stefano Caldoro (già governatore). La Lega, che vuole almeno una regione del sud (o almeno un civico d’area), ha fatto il nome dell’ex prefetto di Napoli, Alessandro Pansa. Fratelli d’Italia si oppone ai leghisti per concedere il via libera agli azzurri.

In Puglia la Meloni sembra (apparentemente) non mollare l’eurodeputato Fitto. La Lega – riferiscono fonti di partito vicine a Salvini – se non avrà la Campania si metterà di traverso. Anche perché nelle Marche (ultima delle 6 regioni che dovrebbero andare al voto in maggio), Fratelli d’Italia ha lanciato il deputato Francesco Aquaroli.

Le ipotesi più percorribili e accreditate, sulla base dei rapporti di forza e della tenuta della coalizione, a questo punto sono tre. La prima. Toscana alla Lega, Marche a FdI, Campania a FI, Puglia alla Lega. La seconda. Toscana alla Lega, Marche a FdI, Campania a FI, Puglia ad un civico più vicino alla Lega che non a Fratelli d’Italia. La terza. Toscana alla Lega, Marche a FdI, Campania ad un civico equidistante tra Salvini e Berlusconi, Puglia a FdI.

Questa la matassa che dovranno sbrogliare Salvini, Berlusconi e Meloni in un prossimo incontro. Che ancora oggi non è stato fissato e che il coronavirus, come detto, aiuta a posticipare.

Il Pd conquista Scampia e la periferia nord di Napoli

Nelle elezioni suppletive per il Senato, collegio uninominale Campania 7, che si sono svolte ieri, per sostituire il parlamentare dei 5s deceduto a fine anno, vince la coalizione guidata dal Pd con il giornalista Sandro Ruotolo con il 48,45%. Il centrodestra segue con Lega, Forza Italia e FdI al 24,06%. I 5s al 22,47%. Affluenza bassissima al 9,52% con un collegio composto da 350mila elettori.
Alle scorse competizioni del 4 marzo 2018 i 5s erano al 53,17%, il centrodestra al 22,61 e il centrosinistra al 16,39%. Le liste nel dettaglio dei consensi riportavano un 53,17% ai 5s, un 16,71% a Forza Italia, un 14,21% al Pd, un 2,68% alla Lega e un 2,62% a Fratelli d’Italia.
Alle Europee i dati del collegio di Napoli vedevano invece i 5S al 39,86%, il Pd al 23,29%, la Lega al 12,36%, Forza Italia al 9,14% e FdI al 4,42%.
Prossime suppletive a Roma centro il 1° marzo per il collegio uninominale della Camera Lazio 1, e l’8 marzo in Umbria per il collegio uninominale Senato Umbria 2 – Terni.

Salvini (Lega), la linea dopo il via libera al processo sulla Gregoretti

Salvini passa all’attacco dopo il voto del Senato di ieri che lo ha mandato a processo per il caso dei migranti bloccati sulla Gregoretti. Il leader leghista rispondendo alla stampa estera si prepara a tornare a Palazzo Chigi, non subito ma probabilmente a “fine anno”.

“Un governo che non decide e non è d’accordo su nulla è il più grave danno che un Paese possa subire”, ha detto.

La ripresa economica, dunque, in cima all’agenda di Salvini. Con uno sguardo attento rivolto alle imprese che “continuano a soffrire”. Taglio delle tasse e snellimento della burocrazia le parole d’ordine usate. Salvini è preoccupato per le stime di crescita. Solo un +0,2% nel 2020 con gli effetti della Brexit ancora da vedere e la Cina in difficoltà per il coronavirus.

Al fianco di Giorgetti, il leader leghista ha indicato anche la linea in Europa. Nessun cambio a Strasburgo verso i Conservatori ma la possibilità che in futuro si possa formare un nuovo grande gruppo di 140-150 europarlamentari alternativo ai Popolari e ai Socialisti. Poi un riequilibrio dell’asse franco-tedesco con un dialogo maggiore dell’Italia con la Germania per arginare la prepotenza della Francia. Salvini ha richiamato la Libia dove il governo di Parigi sembra muoversi in autonomia rispetto all’Unione europea.

Ha concluso motivando il progetto della Lega nazionale con l’abbandono della Lega nord, con uno sguardo alle regionali: “La battaglia adesso è globale e l’Italia vince solo se unita. Gli elettori sembrano apprezzare con il 34%. Anche in Calabria per la prima volta ci siamo presentati alle regionali e abbiamo superato il 12%. Ora voglio vincere in primavera le altre 6 regioni che non sono ancora del centrodestra, e vorrei farlo occupandomi dei programmi e non di processi”. Queste le parole di Salvini.

Mattarella questa volta potrebbe decidere di sciogliere le Camere

In arrivo il lunedì nero. Tutti temono il risultato del voto di domenica in Emilia Romagna. I pronostici danno un crollo dei 5s e centrodestra e centrosinistra sul filo di lana. Con la Lega primo partito.

Giuseppe Conte resta a Roma per puntellare la maggioranza giallorossa dopo le dimissioni di Di Maio. Ha paura che Crimi, il reggente dei grillini, non riesca a gestire il preannunciato colpo. Renzi li dà già per “morti”.

Zingaretti rischia addirittura la segreteria. È lui che parla da giorni di un’apertura del Pd ai 5s. Un’alleanza “organica” contrastata da una parte dei 5s (Di Maio-Di Battista) e che sarà messa ancor più in discussione dai probabilissimi risultati di sconfitta domenicali.

Ancora una volta Mattarella dovrà intervenire. Questa volta però potrebbe sciogliere le Camere.

Marco Trombetta

Governo, cuneo fiscale: approvato il decreto legge

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte e del Ministro dell’economia e delle finanze Roberto Gualtieri, ha approvato un decreto-legge che introduce misure urgenti per la riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente.

Il decreto, in attuazione della legge di bilancio per il 2020 (legge 27 dicembre 2019, n. 160) che ha stanziato 3 miliardi di euro per il 2020 per la riduzione del cuneo fiscale sugli stipendi dei lavoratori dipendenti, interviene per rideterminare l’importo ed estendere la platea dei percettori dell’attuale “bonus Irpef”.

Dal 1° luglio 2020, il bonus di 80 euro aumenta quindi a 100 euro mensili per chi ha un reddito annuo fino a 26.600 euro lordi. Coloro che percepiscono un reddito da 26.600 euro a 28.000 euro, beneficeranno per la prima volta di un incremento di 100 euro al mese in busta paga. Per i redditi a partire da 28.000 euro, si introduce invece una detrazione fiscale equivalente che decresce fino ad arrivare al valore di 80 euro in corrispondenza di un reddito di 35.000 euro lordi. Oltre questa soglia, l’importo del beneficio continua a decrescere fino ad azzerarsi al raggiungimento dei 40.000 euro di reddito.

In questo modo, la platea dei beneficiari passa da 11,7 a 16 milioni di lavoratori.

Nota stampa Cdm

Zingaretti: basta odio, Salvini citofoni ai mafiosi

“La cosa più importante è ricostruire la speranza e smettere di picconare l’Italia con polemiche e odio, magari citofonando agli studenti che devono studiare. Salvini citofonasse ai mafiosi, visto che quando ha fatto il ministro degli Interni non li ha catturati” ha detto il segretario del Pd dopo la citofonata di Salvini a Bologna a casa di un presunto spacciatore di droga.

Di Maio dopo le dimissioni invita i 5s a non fermarsi

“In questi due anni e mezzo in cui sono stato capo politico, il MoVimento 5 Stelle ha vinto le elezioni politiche con il suo massimo storico, è andato al Governo per ben due volte e soprattutto ha approvato 40 leggi in 20 mesi, realizzando una gran parte del suo programma elettorale. Non sono semplici leggi o successi politici, sono storie di vita, di speranze, che con il lavoro duro di tante persone, con la loro ostinazione, sono diventate realtà. Non fermiamoci!”, lo scrive Di Maio sui social dopo le dimissioni dalla guida dei 5s.

Salvini, la maggioranza giallorossa ad un passo dalla crisi

“C’è un governo con 3-4 soci, uno (Di Maio) si dimette da capo del partito, l’altro (Zingaretti) ha detto che scioglie il partito dopo le regionali e il terzo (Renzi) non c’è e, quando c’è, attacca gli altri due. È un tutti contro tutti e gli ostaggi sono gli italiani”, lo ha detto il leader leghista a Porta a Porta

Di Maio lascia la leadership dei 5s

Sono queste le indiscrezioni che arrivano. Il leader politico dei 5s sarebbe intenzionato a lasciare la guida politica del Movimento. Sulla sua scelta pesano i sondaggi in Emilia Romagna che danno i grillini in forte discesa. E le frizioni all’interno dei gruppi parlamentari spaccati sulla linea politica: c’è chi spinge per un’alleanza più organica col Pd, chi guarda alla Lega e chi invece ad una terza via in piena autonomia.

“Oggi pomeriggio alle 17.00 sarò a Roma insieme a tutti i facilitatori regionali.
Mi collegherò in diretta perché ho delle cose importanti di cui parlarvi…
Vi aspetto”, così scrive sui social Di Maio.

Salvini vuole andare a processo sul caso Gregoretti. Le opposizioni temono la protesta dell’opinione pubblica

di Marco Trombetta

La giunta del Senato per le autorizzazioni a procedere ha dato il via libera al processo contro Salvini per i migranti della nave Gregoretti. Paradossalmente il voto favorevole è stato espresso dalla Lega. Con le opposizioni che non si sono presentate al voto.

Ora la decisione finale spetterà all’aula di Palazzo Madama che dovrà esprimersi entro il 17 febbraio. I giornali oggi sono pieni di retroscena e commenti: la Lega vuole far implodere, sulle contraddizioni del caso, la maggioranza giallorossa; Pd, M5s, Iv e Leu rinviano il più possibile la decisione per non compromettere il risultato delle regionali in Emilia Romagna che si potrebbero ripercuotersi sulla tenuta del Conte bis.

Una partita politica tutta tattica che ben presto vedrà (il 17 febbraio) la mossa finale.

Legge elettorale: non passa il referendum Lega. Salvini “ritorno alla preistoria”

Bocciato dalla Consulta il referendum proposto dalla Lega per rendere la legge elettorale tutta in senso maggioritario. Per i giudici il quesito è inammissibile perché “eccessivamente manipolativo”.

Salvini commenta sui social: “È una vergogna, è il vecchio sistema che si difende: Pd e M5S sono e restano attaccati alle poltrone. Ci dispiace che non si lasci decidere il Popolo: così è il ritorno alla preistoria della peggiore politica italica”.

Zingaretti replica: “Un altro bluff di Salvini è caduto. Ora avanti per cambiare davvero l’Italia”.

Di Maio: “Quello che ci interessa è che dopo le elezioni tutti i cittadini vengano rappresentati in Parlamento. E il proporzionale è la strada giusta”.

Made in Italy: allarme dazi Usa. La politica estera del governo italiano, ondivaga e poco determinante, un problema

di Marco Trombetta

L’allarme lo lanciano oggi sul Corriere della Sera Federico Fubini e Giuliana Ferraino. A breve (entro febbraio) Trump dovrebbe decidere se imporre dazi fino al 100% per vino, olio e pasta italiani. Dopo aver già colpito con tariffe maggiorate del 25% parmigiano, grana, salame e mortadella. Per l’export agroalimentare italiano un pericoloso calo di fatturato che vale 4,5 miliardi in valore merci.

Gli Usa sono stati autorizzati dal Wto ad imporre dazi all’Ue per 7,5 miliardi a causa degli aiuti illegali europei ad Airbus che hanno distorto la concorrenza.

Nel 2019 l’export italiano, secondo i dati Istat, ha avuto questa performance: Svizzera +11%, Giappone +17%, Turchia +13%, Russia +5%, Asean +3%, Mercosur -4%, Opec -10%, Cina -15%, Stati Uniti -10%.

A parere dei giornalisti economici del Corsera la poco determinante (e ondivaga n.d.r) politica estera del governo italiano potrebbe giocare a sfavore.

La marginalizzazioni da parte della Comunità internazionale (Usa compresi) della diplomazia italiana nelle crisi in Iran e Libia, indizi negativi.

Di Battista (M5s) attacca Salvini sul referendum per il taglio dei parlamentari

“È politicamente una vergogna il fatto che un mucchio di senatori possa – in sostanza – andare contro la pubblica opinione costringendo lo Stato a spendere circa 350 milioni di euro per indire un referendum dall’esito sicuro. Ed è ancora più vergognoso il fatto che le firme necessarie siano state raggiunte solo grazie ad un gruppo di senatori leghisti”, scrive Di Battista sui social.

“Salvini spera che questo giochetto possa portare alle elezioni anticipate. Io mi auguro il contrario e che la legislatura finisca dopo il referendum. Così il prossimo Parlamento sarà composto da 600 parlamentari”, aggiunge il grillino Di Battista, antagonista di Di Maio.