Di Maio lascia la leadership dei 5s

Sono queste le indiscrezioni che arrivano. Il leader politico dei 5s sarebbe intenzionato a lasciare la guida politica del Movimento. Sulla sua scelta pesano i sondaggi in Emilia Romagna che danno i grillini in forte discesa. E le frizioni all’interno dei gruppi parlamentari spaccati sulla linea politica: c’è chi spinge per un’alleanza più organica col Pd, chi guarda alla Lega e chi invece ad una terza via in piena autonomia.

“Oggi pomeriggio alle 17.00 sarò a Roma insieme a tutti i facilitatori regionali.
Mi collegherò in diretta perché ho delle cose importanti di cui parlarvi…
Vi aspetto”, così scrive sui social Di Maio.

Salvini vuole andare a processo sul caso Gregoretti. Le opposizioni temono la protesta dell’opinione pubblica

di Marco Trombetta

La giunta del Senato per le autorizzazioni a procedere ha dato il via libera al processo contro Salvini per i migranti della nave Gregoretti. Paradossalmente il voto favorevole è stato espresso dalla Lega. Con le opposizioni che non si sono presentate al voto.

Ora la decisione finale spetterà all’aula di Palazzo Madama che dovrà esprimersi entro il 17 febbraio. I giornali oggi sono pieni di retroscena e commenti: la Lega vuole far implodere, sulle contraddizioni del caso, la maggioranza giallorossa; Pd, M5s, Iv e Leu rinviano il più possibile la decisione per non compromettere il risultato delle regionali in Emilia Romagna che si potrebbero ripercuotersi sulla tenuta del Conte bis.

Una partita politica tutta tattica che ben presto vedrà (il 17 febbraio) la mossa finale.

Legge elettorale: non passa il referendum Lega. Salvini “ritorno alla preistoria”

Bocciato dalla Consulta il referendum proposto dalla Lega per rendere la legge elettorale tutta in senso maggioritario. Per i giudici il quesito è inammissibile perché “eccessivamente manipolativo”.

Salvini commenta sui social: “È una vergogna, è il vecchio sistema che si difende: Pd e M5S sono e restano attaccati alle poltrone. Ci dispiace che non si lasci decidere il Popolo: così è il ritorno alla preistoria della peggiore politica italica”.

Zingaretti replica: “Un altro bluff di Salvini è caduto. Ora avanti per cambiare davvero l’Italia”.

Di Maio: “Quello che ci interessa è che dopo le elezioni tutti i cittadini vengano rappresentati in Parlamento. E il proporzionale è la strada giusta”.

Made in Italy: allarme dazi Usa. La politica estera del governo italiano, ondivaga e poco determinante, un problema

di Marco Trombetta

L’allarme lo lanciano oggi sul Corriere della Sera Federico Fubini e Giuliana Ferraino. A breve (entro febbraio) Trump dovrebbe decidere se imporre dazi fino al 100% per vino, olio e pasta italiani. Dopo aver già colpito con tariffe maggiorate del 25% parmigiano, grana, salame e mortadella. Per l’export agroalimentare italiano un pericoloso calo di fatturato che vale 4,5 miliardi in valore merci.

Gli Usa sono stati autorizzati dal Wto ad imporre dazi all’Ue per 7,5 miliardi a causa degli aiuti illegali europei ad Airbus che hanno distorto la concorrenza.

Nel 2019 l’export italiano, secondo i dati Istat, ha avuto questa performance: Svizzera +11%, Giappone +17%, Turchia +13%, Russia +5%, Asean +3%, Mercosur -4%, Opec -10%, Cina -15%, Stati Uniti -10%.

A parere dei giornalisti economici del Corsera la poco determinante (e ondivaga n.d.r) politica estera del governo italiano potrebbe giocare a sfavore.

La marginalizzazioni da parte della Comunità internazionale (Usa compresi) della diplomazia italiana nelle crisi in Iran e Libia, indizi negativi.

Di Battista (M5s) attacca Salvini sul referendum per il taglio dei parlamentari

“È politicamente una vergogna il fatto che un mucchio di senatori possa – in sostanza – andare contro la pubblica opinione costringendo lo Stato a spendere circa 350 milioni di euro per indire un referendum dall’esito sicuro. Ed è ancora più vergognoso il fatto che le firme necessarie siano state raggiunte solo grazie ad un gruppo di senatori leghisti”, scrive Di Battista sui social.

“Salvini spera che questo giochetto possa portare alle elezioni anticipate. Io mi auguro il contrario e che la legislatura finisca dopo il referendum. Così il prossimo Parlamento sarà composto da 600 parlamentari”, aggiunge il grillino Di Battista, antagonista di Di Maio.

Zingaretti pensa ad un nuovo Pd

Milano, prima tappa del @pdnetwork con Ministri e Sottosegretari nei territori e nelle città per ascoltate le persone, le imprese, gli amministratori, il volontariato, il mondo del lavoro. Per costruire una nuova proposta per l’Italia @repubblica @LPpress_

La Lega firma il referendum sul taglio dei parlamentari per far cadere il governo

È stato raggiunto il numero utili (71) per chiedere agli Italiani se sono d’accordo sulla legge che riduce il numero di posti in parlamento da 945 a 600. Hanno firmato la richiesta di referendum confermativo anche 6 senatori leghisti: Candura, Barbaro, Pepe, Marti, Montani e De Vecchis.

Una strategia che punta ad invogliare i parlamentari in disaccordo con la maggioranza, e a rischio ricandidatura e rielezione, a staccare la spina al governo. Con il voto prima del referendum i posti da assegnare in parlamento saranno ancora 945 anziché 600. Più chance per tutti di tornare a sedere tra gli scranni di Montecitorio e Palazzo Madama.

Inoltre, maggior possibilità di successo per la richiesta di riforma della legge elettorale. La Consulta a breve dovrà decidere se ammissibile il quesito referendario abrogativo della parte proporzionale alla legge elettorale presentato da Calderoli. Con il taglio immediato dei parlamentari il rischio di insuccesso sarebbe stato più alto perché con la necessaria ridefinizione dei collegi la norma da abrogare non più applicabile.

Di Maio lascia M5S a fine gennaio: troppo potere e incarichi

Di Maio pronto a lasciare la guida del M5s. Il retroscena  viene delineato oggi dal Fatto Quotidiano. Il capo politico dei grillini dovrebbe farlo prima del voto in Emillia Romagna a fine gennaio. Cosi facendo a Di Maio non potrà essere addebitato il risultato elettorale del MoVimento che i sondaggi danno al 5%, schiacciato nel mezzo tra Lega e Pd. Alle scorse Politiche i 5S in Emilia Romagna presero il 25,74%, alle Europee 12,9%.

Questa però non è l’unica motivazione. Ieri si sono riuniti a Roma in assemblea congiunta i parlamentari dei 5s. La conclusione è stata un documento dove si chiede che il capo politico non abbia altri incarichi e che la piattaforma Rousseau sia sotto il controllo degli eletti e non solo di Casaleggio. Di Maio, che ricopre anche il ruolo di ministro degli Esteri oltre a quello di leader dei 5S, ha cosi commentato in un’intervista al Corsera: “Il documento è stato firmato da tre persone. Legittimo per carità, ma tre persone sono un pò poche”. Tutto rinviato – sempre secondo Di Maio – agli Stati Generali del MoVimento fissati per marzo a Torino.

Intanto altri due deputati lasciano il gruppo dei 5s a Montecitorio e passano al misto. Sono Massimiliano De Toma e Rachele Silvestri.

Roma. Gruppo Lega da oggi in Campidoglio

Dopo la conquista dell’Emilia Romagna si scenderà a Roma. Per Salvini il prossimo anno “la Capitale dovrà essere liberata dalla Raggi”. “Semmai con un sindaco leghista che archivi l’inefficacia della gestione grillina”, fanno sapere dalla Lega di Roma.

Il primo passo è compiuto. “Oggi 8 gennaio 2020 nasce in Campidoglio il Gruppo Consiliare Lega – Salvini Premier”, si legge in una nota.

“Sono orgoglioso di poter così rappresentare in Assemblea Capitolina a Roma insieme al collega Maurizio Politi (ex FdI) le istanze di tanti romani e romane che nella Capitale d’Italia sostengono Matteo Salvini e la Lega”, ha detto Davide Bordoni, ex FI.

“Ringrazio Claudio Durigon e Francesco Zicchieri per l’importantissimo contributo nella realizzazione di questo traguardo che apre finalmente le porte del Campidoglio alla bandiera della Lega”, aggiunge il neo consigliere leghista.

Alle scorse europee la Lega a Roma ha raggiunto il 25,78%.

Solo Renzi potrà salvare Salvini, a meno che non intervengano i dissidenti grillini. Ancora una volta la Severino intimorisce il centrodestra

La data che più preoccupa il leader della Lega è quella del 20 gennaio. La giunta per le immunità del Senato, presieduta da Gasparri di FI, darà il proprio parere sull’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini sul caso della nave Gregoretti. Un voto non vincolante che potrebbe essere ribaltato poi in Aula.

Per mandare a processo per “sequestro di persona” l’ex ministro dell’Interno serviranno a Palazzo Madama 159 voti favorevoli. L’ultima maggioranza giallorossa, al netto delle fuoriuscite grilline, si è fermata a 166 per la legge di Bilancio e il decreto fiscale.

Pd e 5Stelle hanno già preso posizione contro Salvini. Italia Viva tergiversa: ieri Faraone, capogruppo al Senato, dava per scontato il voto con la maggioranza. Oggi Renzi rilascia una dichiarazione che apre a dubbi interpretativi.

“Le carte non le abbiamo ancora studiate. Il punto politico è capire se la decisione l’ha presa Salvini da solo o anche con gli altri. Vedremo che dirà Salvini (in Aula n.d.r) e che diranno i suoi ex colleghi ministri”, ha detto il senatore fiorentino al Messaggero.

Se da quota 166 togliamo i 17 voti d’Italia Viva siamo a 149 e la maggioranza al Senato non c’è. È chiaro che Salvini è nelle mani di Renzi. A meno che nei prossimi giorni altri senatori grillini lasceranno il MoVimento. E su questo l’espulso Paragone e Alessandro Di Battista potrebbero dare una mano alla Lega. Altrimenti lo spauracchio della Severino tornerà a intimorire il centrodestra.

Redazione #LPpress

Renzi (IV): “Non saremo la sesta stella del governo”

Renzi è convinto che Italia Viva sia strategica nel panorama politico. “Se ne accorgeranno in molti nel 2020”, ha detto l’ex premier su Repubblica.

Per Renzi la legislatura arriverà a scadenza naturale dopo aver eletto il nuovo presidente della Repubblica un anno prima. Anche se avverte che Italia Viva non sarà mai la “sesta stella” del governo. “Al 2023 arriveremo con le nostre idee, e non grillizzati”. Sulle regionali Renzi ha aggiunto: “Italia Viva si schiera con una propria lista per la vittoria di Bonaccini in Emilia Romagna, e di Giani in Toscana. Certo non possiamo sostenere chi come Emiliano in Puglia ha distrutto la credibilità della politica con posizioni demagogiche su Ilva e Banca Popolare di Bari”.

Sull’autorizzazione a procedere per il reato di sequestro di persona contro Salvini per il caso della nave Gregoretti frena e pare prendere le distanze dalla maggioranza: “Leggeremo prime le carte e poi decideremo. Siamo persone serie e non giustizialisti”, ha concluso Renzi.

Calderoli: “Ora la Lega potrà essere organizzata correttamente in tutt’Italia”

Dopo il congresso straordinario della Lega di ieri a Milano, si aprirà il tesseramento. E poi ci saranno i congressi in ogni regione. Questo è il percorso indicato da Calderoli, vicepresidente leghista al Senato.

“Con la nuova Lega di Salvini abbiamo messo le basi per costruire un partito correttamente sul territorio. La Lega Nord mantiene i suoi organi con Umberto Bossi presidente e un gruppo parlamentare”, ha precisato Calderoli al Corsera.

“Oggi 9 regioni del centrosud hanno già costituito le proprie associazioni della Lega per Salvini Premier. Ora, dopo il congresso di Milano, si possono far partire gli atti fondativi anche delle 13 associazioni del nord”, ha aggiunto.

“Questo percorso credo che finirà entro il 2020. Poi potrà partire il tesseramento. Successivamente i congressi territoriali”, ha concluso Calderoli.

Massimo Cacciari: “Zingaretti coinvolga le Sardine nel prossimo congresso Pd. In Emilia Romagna se si vincerà dovrà ringraziarle”

“Le sardine sono di fronte ad un bivio, per non scomparire dovranno entrare nell’agone politico con loro proposte concrete e precise”, questo il pendiero di Massimo Cacciari su Repubblica.

Il filosofo “riformista radicale” ex sindaco di Venezia va oltre e chiede a Zingaretti di coinvolgerle nel Pd. “Se il Pd ce la farà in Emilia Romagna deve ringraziare le sardine all’80%. Zingaretti apra uno spazio politico al prossimo congresso in cui le sardine possano entrare a farne parte. Dica loro: venite e lavoriamo insieme”, ha detto Cacciari. Il congresso del Pd è previsto dopo le Regionali.